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Sulla Nota Hydrabogna – Centralina Caddo

Può succedere che un intervento di un consigliere comunale, rilasciato durante un consiglio comunale, diventi la pubblicità di una società privata che ha interessi nella realizzazione di una centralina sul territorio di cui detto consigliere è amministratore? Secondo noi non dovrebbe eppure … è accaduto!

Nella seduta consigliare del 29 ottobre il Consigliere di minoranza Bravi ha messo agli atti un nota in cui contestava le posizioni del Sindaco e della Giunta di Crevoladossola, mettendo in campo anche dati e cifre apparentemente piuttosto precise rispetto alla nota vicenda della richiesta di realizzare una centralina privata a Caddo.

Il documento è stato poi allegato alla delibera; ora su Eco risveglio dell’’ otto dicembre scorso la società Hydrabogna srl ha acquistato mezza pagina per pubblicare un documento che sostiene le sue posizioni ed attacca pesantemente l’amministrazione in carica. Con non poca sorpresa abbiamo constatato che il documento pubblicato da Hydrabogna srl è IDENTICO alla nota proposta dal consigliere Bravi.

Ricordiamo alla minoranza che può certamente dissentire rispetto alle scelte amministrative in essere ma non può essere il portavoce di un gruppo privato che ha in ballo cospicui tornaconti economici.

Insomma la minoranza ha abdicato al suo ruolo di forza amministrativa di controllo e di proposta nell’interesse comune per essere l’ambasciatrice di una società privata che come noto è contigua con ex amministratori, questo è un fatto politicamente molto grave. Nella nota della minoranza/Hydrabogna si afferma che “ci preme sottolineare” ebbene chi è il soggetto della frase?? Il gruppo consigliare eletto dai cittadini o i titolari di quote della società??

Preso atto che sia la società Hydrabogna che la minoranza Crevolese ritengono che l’operazione porti “opportunità favorevoli” per i cittadini, i soci della Hydrabogna  stessa avrebbero dovuto avere l’accortezza di firmare la lettera pubblicata sull’ Eco con nome e cognome; visto infatti che “due di questi soci si fregiano di appartenere alla Collettività Crevolese”, in modo che la “Collettività Crevolese” che loro citano possa giudicare eventuali condizioni di conflitto di interesse.

Il Pd Crevolese non vuole assolutamente porre ostacoli agli investimenti sul territorio vista anche la grave situazione economica attuale, bensì ritiene che a fronte dello sfruttamento delle risorse pubbliche, il ritorno economico per la collettività debba essere palesemente evidenziato e quantificato ed ancor più ritiene illogico che benefici sullo sfruttamento del nostro territorio vadano a vantaggio di altra comunità.

Alla consigliera Bravi, e ai sui colleghi di minoranza, chiediamo di rappresentare lealmente gli interessi di tutta la collettività, anche di chi dissente democraticamente e per motivi vari dalla realizzazione dell’opera, e non solo di Hydrabogna srl. Se invece la consigliera Bravi non è in grado di essere imparziale sarebbe corretto che lasciasse il suo mandato e si dimettesse.

Circolo PD    Crevoladossola

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Centralina Caddo

La questione centralina a Caddo di Crevoladossola sta assumendo una rilevanza di non poco conto nel recente dibattito.

Rispetto alla seduta consigliare di Crevoladossola dello scorso 29 novembre, siamo ovviamente colpiti dalla strenua ed accorata difesa della centralina senza se e senza ma da parte del gruppo di minoranza. Crediamo che ad oggi, e fino a prova contraria, quest’opera i cui utili andranno ad una società privata, dal territorio prende e poco o niente dà.

La volontà dei cittadini che risiedono sul territorio non può certo essere trascurata ne tanto meno tacciata di essere oggetto di strumentalizzazione politica; mai come in questo caso ci pare infatti che le opinioni siano assolutamente trasversali rispetto agli schieramenti.

Ben vengano imprenditori che investano sul territorio, se con i loro investimenti si creano nuovi posti di lavoro e/o benefici tangibili per le comunità locali, ma è evidente che gli amministratori locali debbano avere la possibilità di stabilire se quei benefici siano una contropartita idonea a fronte delle evidenti ricadute sia sul territorio che sulla cittadinanza. Si può discutere su dati oggettivi e cifre ma il gruppo di minoranza non può certo pretendere che l’amministrazione di Crevoladossola  accetti ogni proposta dei privati senza fare una adeguata valutazione dei pro e dei contro delle opere né tantomeno escludere dalla discussione i diretti interessati ossia i cittadini. 

Ignorare la contiguità fra la società in questione e l’ex amministrazione è ovviamente impossibile e pertanto la minoranza bene farebbe a tenere un profilo più discreto e soprattutto più istituzionale, visto che, a quanto emerso nel dibattito, la relazione che la minoranza ha portato agli atti contiene dati che l’amministrazione attuale non aveva a disposizione e sarebbe sicuramente poco serio se tali dati fossero stati forniti dai proponenti l’opera.

La questione della partecipazione alle conferenza dei servizi è invece il classico distrattore  che niente ha a che vedere con la sostanza della questione, infatti l’amministrazione ha avuto solo dopo la delibera provinciale di giugno 2011 lo strumento per richiedere un ritorno che prima non era dovuto se non in minima parte come compensazione paesaggistica.

Per quanto riguarda gli aspetti più generali, rileviamo innanzi tutto un dato: partendo dall’esistenza della delibera provinciale di giugno (approvata all’unanimità da maggioranza ed opposizione), che comunque costituisce un riferimento ed uno strumento con cui confrontarsi, è evidente questa necessita di essere accordata e migliorata. Ad una prima analisi era anche sicuro che saremmo stati in presenza di un proliferare di richieste di concessioni di  centraline idroelettriche private.

La vicenda di Crevoladossola, ma anche la recenti questioni di Canza in Val Formazza e di Devero evidenza come l’argomento centrali idroelettriche private sia spesso percepito dai cittadini come invasivo delle prerogative paesaggistiche del territorio, senza che la collettività ne abbia un riscontro concreto.

La ragione della delibera provinciale andava proprio nella direzione di recuperare questa problematica; ma sicuramente la vicenda di Caddo, in cui la centrale costruita nel comune di Crevoladossola viene compensata con opere realizzate a Pallanzeno, deve aprire un momento di riflessione e revisione per cui la compensazione dovrà per forza di cose essere legata al territorio su cui l’intervento viene effettivamente realizzato.

Questo anche perche in caso contrario si potrebbe aprire una sorta di “mercato della compensazione al ribasso” in cui comuni accettano compensazioni a basso costo di opere idroelettriche realizzate a decine di kilometri di distanza che così godrebbero del prolungamento fino a trenta anni della concessione, senza lasciare nulla di significativo nei comuni in cui la struttura realmente opera ed impatta.

Altra questione riguarda la  quantificazione della compensazione, in opere o in denaro che deve essere meglio stabilità per evitare eccessiva discrezionalità rispetto alle opere “di evidente pubblica utilità” che comportano il prolungamento della concessione.

Le iniziative della comunità montana di mettere a disposizione dei fondi ai comuni per studi di fattibilità di impianti sugli acquedotti esistenti va in a rispondere ad una altra esigenza che è quella di fornire ai comuni (o ad altro soggetto pubblico) degli strumenti adeguati per potere essere protagonisti della questione idroelettrica provinciale.

Le centraline di solito si realizzano in zone in cui gli enti locali hanno dimensioni ridotte e questo li priva della struttura organizzativa adeguata per essere artefici di un piano di intervento pubblico sulle risorse idriche del territorio. Infatti visto e considerato che il margine di guadagno delle ditte private sta negli incentivi statali, incentivi che sono sovvenzionati con accise sulle bollette dei cittadini; sarebbe ragionevole che la parte rilevante di un piano di sviluppo energetico idroelettrico la svolgesse un ente pubblico, al limite in collaborazione con soggetti provati, affiche si esca dalla logica del privatizzare gli introiti e statalizzare i debiti storica di tanta struttura industriale italiana.

Tra l’altro occorre ricordare che il concetto di pubblica utilità legato ad opere idroelettriche porta poi al fatto che la legge permette anche ad un privato di avvalersi della procedura dell’esproprio nel confronto di altri privati e questo concetto può anche permettere il superamento di vincoli urbanistici di ogni tipo. Pertanto di fatto un privato che decida di investire viene equiparato ad un ente pubblico con la differenza che un privato ovviamente realizza un profitto che l’ente pubblico potrebbe invece investire sul territorio.

Circolo PD    Crevoladossola

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Abrogare la legge “Porcata”

Esiste il rischio che alle prossime elezioni, si voti ancora con l’attuale legge “porcata”: così l’ha definita colui che l’ha scritta, il leghista Calderoli!  Una legge che ha tolto agli italiani il diritto di scegliere direttamente i propri parlamentari che, nei fatti, sono nominati da una ristretta schiera di persone.

Per firmare per il referendum abrogativo il circolo di Crevoladossola del PD ha organizzato un banchetto per la raccolta firme domani, sabato 10 settembre dalle 9 alle 12, in via Sempione 74 a Crevoladossola (davanti al tabacchino a Preglia).

Chi vuole può invece rivolgersi allo sportello del municipio a Crevoladossola in orario di ufficio chiedendo di sottoscrivere il referendum per l’abrogazione della legge elettorale entro il 30 settembre.

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Serve chiarezza sul riordino del sistema sanitario.

Il partito democratico di Crevoladossola esprime grande preoccupazione per l’accorpamento definito temporaneo del punto nascite dell’ospedale San Biagio di  Domodossola con quello di Verbania ed ufficialmente motivato dalla carenza di personale.

Crediamo che ci sia un grosso rischio di vedere fortemente ridimensionata l’operatività  del San Biagio e pertanto riteniamo sia dovere di ognuno di noi mobilitarsi per difendere il nostro ospedale, puntando su servizi e reparti in grado di garantire la sua sopravvivenza.

Condividiamo le richiesta dei Sindaci di Domodossola, Villadossola e di Crevoladossola per cui emodinamica venga assegnata a Domodossola,  e che vengano date garanzie sulla costruzione della seconda ala di degenza. Riteniamo inoltre che sia il DEA quanto il punto nascite con relativi servizi associati siano indispensabili per un territorio montano come il nostro.

Al di la delle divisioni politiche siamo consapevoli che esiste la necessità di rivedere il sistema sanitario razionalizzando dove serve, ma questo si deve realizzare costruendo un percorso chiaro e condiviso con gli enti locali e il territorio tutto. A tale proposito è indispensabile che la regione si assuma le sue responsabilità e metta in campo da subito la sua proposta definitiva di riordino del sistema sanitario provinciale, su questo si apra un dibattito sereno in cui ognuno poi faccia la propria parte. Non si può continuare a parlare di situazioni temporanee e nel contempo mettere le basi per il depauperamento dei servizi.

Le preoccupazioni dei cittadini sono anche le nostre e pertanto invitiamo tutti al dialogo ma nel rispetto dei ruoli soprattutto di chi ha la piena responsabilità di gestire il processo di riordino della sanità, ossia la regione Piemonte attraverso il suo commissario straordinario, che ha anche il dovere del confronto.

In conclusione riaffermiamo che, nonostante occorre ovviamente lavorare duramente per eliminare sprechi, disservizi e corruzione,  per  la sanità NON E’ un’azienda e non deve essere gestita esclusivamente con logiche di bilancio che prevarichino le questioni sociali proprie dei territori.

Circolo PD    Crevoladossola

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Commenti….

Il fatto che la nostra nota abbia suscitato l’interesse del PDL Crevolese ci fa certamente piacere, anche se ci costringe a replicare e francamente rispondere a chi oggi è schierato ancora con Berlusconi ed addirittura parla di attaccamento alle poltrone, appare quantomeno superfluo, se poi vogliamo parlare del nuovo che avanza nella destra e dintorni, addirittura ci verrebbe da dire che per i simpatizzanti di destra, il nuovo comincia dai settanta anni in su.

La riduzione delle tasse sono la bellezza di 17 anni che viene sbandierata da Berlusconi e dai suoi sostenitori, così come sono 17 anni che bisogna cominciare a fare gli scavi del Ponte sullo Stretto e pure sono 17 anni che aspettiamo la fine dei lavori sulla Salerno Reggio Calabria. Ma soprattutto sono 17 anni che il cavaliere è sceso in campo proponendo una rivoluzione liberale mai iniziata che doveva portare la modernizzazione e la sburocratizzazione.

Per quanto riguarda i benefici ai politici, bisognerebbe ricordare che la moltiplicazione delle poltrone e degli incarichi è una delle recenti tecniche governative di Berlusconi, che altrimenti senza tali moltiplicazioni sarebbe già a casa a dilettarsi con altri impegni.

Per finire volevamo ricordare che le agevolazioni di cui parlano dei governi precedenti, hanno raggiunto l’apice con i governi Craxiani,  a cui hanno portato collaborazione e sostegno tantissimi esponenti politici locali e nazionali che si sono poi celermente riciclati nel PDL.

Cerchiamo però di stare sui contenuti: Ricordiamo che il fatto di un futuro rinnovabile è dimostrato dagli scienziati dell’ IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), gruppo tra gli altri nobel per la pace 2007. Ripetiamo che il futuro è proprio nell’energia distribuita, in una rete interconnessa come internet, saranno i fatti a dimostrarlo ed apprezziamo che gli italiani hanno reagito e bocciato la scelta del governo di sviluppare il nucleare (tra l’altro uno dei punti principali del loro programma).

Altro appunto riguarda la strana idea sull’”influenza araba”. Premesso che la vigente normativa (vedi Legge Bossi Fini) non ha risolto le problematiche aperte crediamo che Il modo migliore per sviluppare la coesione sociale sarà proprio l’educazione al rispetto dell’altro, ma anche e soprattutto delle regole (che noi italiani vorremmo fossero rispettate solo dal nostro vicino ma non da noi).

Sarà indispensabile  una futura collaborazione tra i popoli in un mondo sempre più globale che, appunto, “pensa globalmente ma agisce localmente”. I rapporti sono sempre più stretti e così gli scambi non solo commerciali ma anche culturali. Sta a noi decidere se vogliamo impegnarci per un incontro rispettoso fra i popoli o continuare a mettere barriere inutili.

Ricordiamo inoltre che il non accorpamento del referendum è costato alle tasche degli italiani 300 milioni di €, chi ha deciso questo NON accorpamento e per quale motivo??

Il risultato di questo referendum è proprio la bocciatura della politica del governo. Quello che serve all’Italia non è un nuovo condono o una proposta di abbassamento delle tasse (che si ripete da anni). Gli italiani vogliono il massimo impegno per risolvere il problema della mancanza di lavoro, della precarietà, il lavoro precario come ha detto più volte il nostro segretario, deve costare di più di un lavoro a tempo determinato, serve una vera lotta all’evasione fiscale, non uno scudo che aiuti i grandi evasori, serve un’istruzione migliore che non sia solo oggetto di tagli ma sia incentivata con nuovi fondi per la ricerca e per la cultura, serve una piano energetico nazionale, serve serietà al governo, serve maggiore coinvolgimento e partecipazione! Chi è al governo da 8 anni negli ultimi 10 non ha fatto niente di tutto questo.

La nostra proposta è di una vera alternativa progressista che si costruisca nel tempo, sicuri di poter dare risposte all’Italia.

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Dopo il referendum

Da questa tornata referendaria emerge un dato sostanziale: in Italia e anche nella nostra provincia una percentuale di elettori di centro destra PDL e Lega hanno partecipato ad un referendum abrogativo che annulla le scelte poste in essere dal governo sostenuto dai loro rappresentanti eletti in parlamento tre anni fa.

La legge Ronchi sulla privatizzazione dei servizi pubblici, il programma energetico basato sul ritorno al nucleare e il legittimo impedimento (inquadrato nell’ottica di quella legislazione che dovrebbe tutelare il presidente del consiglio dall’attacco delle toghe rosse) non sono tre argomenti qualsiasi ma sono punti essenziali del progetto politico del centro destra italiano. Quindi il referendum del 12 e 13 giugno 2011, dopo la sconfitta alle amministrative,  certifica la sfiducia di parte dell’elettorato verso il governo retto dall’asse Bossi Berlusconi.

Altro aspetto significativo è che anche partendo dal presupposto che chi ha votato NO di fatto sostiene le politiche del governo e che il SI è maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto (anche a Crevoladossola siamo quasi al 48%); esiste quindi una base di elettorato importante che non approva le scelte portate in campo al Centro Destra di Berlusconi e Bossi in questi ultimi anni di governo (otto su dieci dal 2001 ad oggi).

In un paese “normale” con un presidente del consiglio “normale”, si andrebbe a nuove elezioni, ma purtroppo noi ci potremmo aspettare al massimo un rilancio del P.d.L. con qualche nuova legge che tuteli se stesso, quale la prescrizione breve e la legge contro le intercettazioni. Ebbene di Berlusconi abbiamo sempre diffidato, ora è giusto e fondamentale per il futuro del nostro paese che anche chi invece sino ad ora si è fidato di Berlusconi (vedi Lega Nord), dica chiaramente quello che ha intenzione di fare per liberarci da questo stallo.

Il Presidente del consiglio e i suoi consiglieri si sono limitati a dire che il referendum non mette in discussione il governo e che semplicemente mette in campo delle indicazioni che “non possono essere ignorate”.

Una domanda che però è scontata è: come faranno le stesse persone che hanno portato avanti per 3 anni il rilancio del nucleare, sostenendo che fosse il futuro, a proporre nuove leggi ed un piano energetico basato sulle fonti rinnovabili?

Stesso discordo vale per gli altri quesiti: il governo si trova di fronte alla bocciatura delle leggi ad personam, bisognerà vedere se adesso avrà la capacità di accogliere le richieste dei cittadini oppure continuerà a non occuparsi dei problemi del paese per salvare solo una persona, il Presidente del consiglio.

Importante è il tema dell’acqua, dopo il tentativo, fallito grazie al referendum, della privatizzazione della gestione dell’acqua, chi emana le leggi dovrà ora cambiare rotta. La nostra proposta è di un sistema che renda più partecipi i cittadini nelle scelte della gestione dell’acqua e della cosa pubblica in generale, solo in questo modo si potranno sconfiggere gli interessi di pochi e le lobby a favore del bene comune. Questo è il simbolo di un nuovo interesse verso i bisogni di tutta la società, ricordava infatti Pisapia in Piazza Duomo che “se io ho tante cose, e tu non hai niente, non posso essere felice”.

Bisognerà dare maggiore attenzione ai movimenti cittadini che sono la ricchezza del paese e della democrazia, cominciando prendendo in considerazione, proprio a partire dall’acqua, la proposta di legge formulata dal forum dei movimenti per l’acqua.

Questo referendum, bisogna sottolinearlo, è stata una vittoria dei movimenti di cittadini che in tutto il paese hanno risvegliato la voglia di partecipare, consapevoli che le scelte di oggi saranno decisive per il nostro futuro. Noi siamo pronti ad appoggiarli!

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Bisogna votare si al referendum per l’abolizione del legittimo impedimento perché…

Perché la legge è uguale per tutti, anche per Silvio Berlusconi. Quando smette di esserlo è segno che non c’è più democrazia.
Perché se chi governa un paese è accusato di un crimine ha il diritto e il dovere di difendersi. Ma nel processo non dal processo.
Perché se al governo c’è un mascalzone i cittadini devono saperlo subito. Non dopo che ha lasciato il governo, quando il danno è già stato fatto.
Perché chi sta al governo deve fare leggi che servono al Paese e ai cittadini. Non a se stesso.
Perché assumere cariche pubbliche è una responsabilità che impone comportamenti trasparenti. Non un privilegio che regala l’impunità ai potenti.
Votare SI significa anche aprire una seria prospettiva di cambiamento rispetto all’attuale Governo, che tiene immobilizzato il Parlamento e l’intero Paese per risolvere le questioni giudiziarie del premier, senza alcun interesse per le emergenze che drammaticamente affliggono la maggioranza dei cittadini italiani.

ARTICOLO 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

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Referendum per fermare la privatizzazione dell’acqua!!

Quesito 1:“Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”:

Finalità: fermare la privatizzazione dell’acqua
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.

Quesito 2: “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma“ 

Finalità : fuori i profitti dall’acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

La parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria si impedisce di fare profitti sull’acqua e si determina una immediata riduzione della tariffa pagata da ogni cittadino.

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REFERENDUM 12-13 GIUGNO 2011:

ACQUA   NUCLEARE   LEGITTIMO IMPEDIMENTO

VOTIAMO 4 SI PER DIRE NO!

ACQUA: “L’acqua deve essere pubblica PERCHE’…
…perché è un diritto di tutti, altrimenti è un privilegio. … perché se è di tutti, tutti ne avranno cura. …perché oggi in Italia ci sono 128 comuni con acqua fuorilegge, fuorilegge perché con quantità di arsenico superiori al limite tollerabile, e guarda caso quell’acqua è privata. …perché oggi in Italia, come nel mondo, le società private aumentano le tariffe a piacimento e, se non puoi pagare, ti chiudono il rubinetto, anche se sei anziano, anche se sei povero, anche se ne hai bisogno. …perché un privato pensa al suo profitto, non al bene comune. L’acqua deve essere pubblica perché si scrive acqua, e si legge democrazia!!”     www.referendumacqua.it

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REFERENDUM 12-13 GIUGNO 2011

NUCLEARE: l’energia nucleare è pericolosa, costosa e non serve all’Italia. Sono numerosi i problemi dell’energia atomica:

SCORIE: non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell’energia atomica da 60 anni e l’industria ci aveva detto: “Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie”. Sessant’anni dopo questa industria ci dice “Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela”, ma ancora non sanno come fare.

COSTO: NON E’ ECONOMICO, quando si parla di convenienza del nucleare ci si riferisce al solo costo del combustibile impiegato, che è più basso rispetto alle altre fonti di energia. Il costo finale dell’elet­tricità dipende, però, anche da altri fattori quali  la manutenzione, lo smaltimento delle scorie e l’investimento iniziale per la realizzazione dell’impianto, che può essere recuperato solo dopo 15-20 anni di attività. Basta chiedersi per quale motivo NESSUN PRIVATO INVESTE da decenni nel nucleare, a meno che la spesa non sia sostenuta in larga parte dagli stati. Negli USA il Congresso ha introdotto, nel 2005, incentivi pubblici per oltre 18 miliardi di dollari per convincere gli investitori privati a tornare al nucleare ed evitare il crollo del settore.

SICUREZZA: non si parla solo di gravi incidenti come quelli di Cernobyl, Three Mile Island o Fukushima. La sicurezza riguarda anche la continua esposizione alle radiazioni per gli abitanti vicini alle centrali. Uno studio commissionato dal governo tedesco ha dimostrato che intorno alle centrali nucleari aumenta il rischio di contrarre malattie gravi. La possibilità di contrarre leucemia per i bambini che vivono entro 5 km da una centrale aumenta di molto rispetto a chi vive ad distanze superiori. E’ la realtà.

Non è poi da sottovalutare il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere uranio convertito in plutonio  in tutto il mondo in un’epoca di potenziali attacchi terroristici?
AMBIENTE E SOSTENIBILITA’: le centrali nucleari utilizzano una grandissima quantità di acqua, questo significa che nei periodi di siccità aumentano i problemi (vedi l’esempio della Francia). L’agenzia internazionale per l’energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035. L‘URANIO sta raggiungendo il picco, è incredibile come si voglia investire su una tecnologia ormai alla fine.

OCCUPAZIONE una centrale nucleare a pieno regime occupa circa 2500 persone, numero molto inferiore rispetto all’occupazione che si potrebbe creare con forti investimenti verso le  energie rinnovabili.

PROBLEMA ENERGETICO: un reattore nucleare con una potenza equivalente di 1600 MW produce, considerando un funzionamento quasi continuo di 8000 ore all’anno, circa 12 TWh di energia. Il fabbisogno energetico elettrico italiano è di 330 TWh annui circa. Questo vuol dire che ci troveremmo, FRA 15-20 ANNI , a coprire una domanda elettrica (presupponendo che rimanga costante) di circa il 3-4% ad un costo esorbitante.

Come spiegano scienziati quali Jeremy Rifkin “Ci sono circa 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni? Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. Perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni.”

IL FUTURO E’ NELLO SVILUPPO DELLE ENERGIE RINNOVABILI, NELL’ENERGIA DISTRIBUITA IN UNA GRANDE RETE INTERCONNESSA DOVE OGNUNO SIA PRODUTTORE  E CONSUMATORE, TANTI PICCOLI CENTRI DI PRODUZIONE CHE RENDERANNO Più DEMOCRATICO L’ACCESSO ALL’ENERGIA. UN FUTURO DI SOLE FONTI RINNOVABILI, COME DIMOSTRA L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), E’ POSSIBILE, TOCCA A NOI SCEGLIERE.

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